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Processione del
Venerdì Santo o degli Incappucciati |
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La processione del Venerdì Santo è
per tutta la cittadinanza un momento di grande suggestione e religiosità.
Quest'anno (2005) ricorrevano i cinquant'anni della messa in opera delle
odierne statue, le precedenti, in cartapesta, erano dovute essere sostituite
nel lontano 1954 a causa di un violento acquazzone che le aveva completamente
rovinate. |
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QUALCHE NOTIZIA STORICA: Si dice che si svolga dall'anno
Mille e se cio' fosse vero, allora questa celebrazione si starebbe
avvicinando a compiere il millennio. La processione notturna si svolge in
citta' il venerdi' santo, e fu in questo giorno che il Pontefice Pio VI
concesse ai fratelli della Confraternita di fare grazia a tre condannati a
morte scelti a caso nelle carceri; i tre galeotti vennero incappucciati per
non essere riconosciuti dalla gente e quindi rimessi in liberta'. Il cuore
della manifestazione e' la processione dei circa 300 penitenti a piedi
scalzi, incatenati ed incappucciati, con rozze croci sulle spalle, che
sfilano incappucciati. Tutto il corteo comunque e' composto da figuranti in
costume; legionari romani, torciferi che accompagnano le diversi statue che simboleggiano
la passione e la morte del Cristo. Tra di loro gruppi di bambini, chiamati
misteretti che portano i simboli della Passione lungo le vie della citta'.
Chiude il corteo la statua del Crocefisso e la banda musicale che suona la
marcia funebre di Chopin..... ...si effettuava una Processione con la partecipazione di penitenti
incatenati e che si fustigavano con grande effusione di sangue. Altre
notizie, in merito a questa Processione, si riferiscono al corteo che si
svolgeva in occasione della liberazione del condannato
ad opera e per intervento dell’antica Arciconfraternita del Gonfalone di
Civitavecchia, che anche oggi organizza la manifestazione. Questa
associazione, sembra infatti che fosse stata costituita nel 1274 da
S.Bonaventura che, di passaggio da Civitavecchia per recarsi al Concilio di
Lione, radunò intorno a sé alcuni fedeli i quali avevano avuto notizia della
costituzione di altra Confraternita in Roma (1263) e dettandone le regole,
sollecitò la regolare investitura pontificia che fu concessa da Papa Gregorio
X dopo la morte del santo frate di Bagnoregio, avvenuta nello stesso anno, il
1274, in Francia. Al suo sorgere, la Confraternita fu denominata dei
Raccomandati alla SS.Vergine come quella di Roma della quale seguì le
vicende, i cambiamenti di nome (la Bianca, della S.Croce ed infine del
Gonfalone), l’ abito, il distintivo, le regole, le prerogative ed i
privilegi. L’attuale denominazione deriva dal fatto che i ”confrati” durante
le sommosse di cui Roma fu teatro in assenza del Papa (Innocenzo VI -
Avignone 1354), intervenivano tra i contendenti al fine di riportare la pace.
Per farsi riconoscere, oltre al saio bianco, avevano una bandiera (gonfalone)
che portava l' effige della Madonna e della S.Croce, che, sventolando al di
sopra delle parti, denunciava la presenza della Confraternita. Gli scopi
iniziali del sodalizio erano quelli di pregare, fare beneficenza, aiutare i
poveri ad assistere gli ammalati nell’ospedale S.Paolo, presso la cui Chiesa
aveva la propria sede. Notizie storiche testimoniano la presenza dei
Confratelli all’interno dell’ospedale fin dal secolo XIII. L’opera di
assistenza durò fino al 1638, quando la Confraternita fu sostituita
dall’ordine dei ”Fatebene fratelli”. Dopo tale anno, il Gonfalone assunse l'incarico di assistere i carcerati
(fino alle segrete) e per tale opera ottenne il privilegio sommo di liberare
annualmente dei forzati già condannati alla detenzione per 5 o 10 anni e poi
anche un condannato a morte. I Confratelli avevano anche l'onore di
accompagnare il condannato fino al patibolo, di consegnarlo al Cappellano per
l'assoluzione finale ed al boia per l'esecuzione della pena. La liberazione
del condannato era preceduta da una cerimonia che comprendeva la
celebrazione della Messa nelle carceri, il corteo per le vie di Civitavecchia
con il liberando rivestito di una tunica bianca, e la funzione conclusiva in
Piazza Leandra davanti alla Chiesa della Stella che, dal 1688, divento la
sede dell’Arciconfraternita del Gonfalone”. La sera del Venerdì,
all’imbrunire, comincia a sfilare per le vie di Civitavecchia il corteo, che,
illuminato da torce ed antichi lampioni, rappresenta la storia della Passione
e Morte di Gesù. La sacra rappresentazione e costituita da statue lignee
raffiguranti i Misteri dolorosi del S.Rosario, portate a spalle da volontari
incappucciati, che sono, nell’ordine: – Gesù che prega nell’orto degli ulivi
– Gesù legato alla colonna - Gesù ecce homo – Gesù che cade sotto la croce -
Gesù crocifisso. Tra una statua e l'altra sfilano, portati da bambine vestite
di bianco, i cosiddetti Misteretti che sono i simboli della Passione e Morte
di Gesù come si rilevano dal racconto evengelico: il martello, i chiodi, il
calice, la canna, i dadi, il gallo, la lancia, la corona di spine, ecc. La
Veronica e rappresentata da una bambina che, per antica tradizione, è vestita
da suora. Il punto focale e particolarmente interessante e costituito dai
PENITENTI. Partecipano infatti alla processione del Cristo Morto molti
Incappucciati con pesanti catene legate ai piedi nudi ed alcuni portano sulle
spalle una croce. Tale tradizione si tramanda in alcuni casi di padre in
figlio e vede la partecipazione di intere famiglie e di persone di diversa
estrazione e cultura. Si ritiene che la partecipazione a questa forma di
penitenza sia collegata alla richiesta di grazie. I Penitenti sotto il
cappuccio mantengono l'anonimato. Il corteo continua con il passaggio della
statua, di antica fattura, del Cristo Morto, trasportata, su un carro
addobbato ed illuminato, dai Confratelli del Gonfalone in saio bianco e con
il volto coperto. Il carro era un’antica lettiga usata per il trasporto degli
ammalati, quando l'Arciconfraternita del Gonfalone, nel 1930, istituì la
Misericordia, che attendeva all’assistenza degli infermi, anche a domicilio.
Vengono poi il Gruppo delle Tre Marie ai piedi della Croce e la statua della
Madonna Addolorata che, per antica tradizione, viene portata a spalle dalle
donne. Alla Processione partecipano alcuni figuranti in costume da soldati
romani, torciferi, tamburi e la Banda musicale. Tra le autorita c’e il
Vescovo con il clero cittàdino, l'Amministrazione comunale rappresentata dal
Sindaco e da alcuni Consiglieri che accompagnano il Gonfalone della
città. In effetti questa tradizione, una delle poche ancora celebrate, unisce
tutta la cittadinanza anche con il contributo economico che ne consente
appunto la realizzazione. Molti sono gli episodi legati alla Confraternita,
alla Processione del Cristo Morto, ai Penitenti incappucciati, alla Chiesa
della Stella, a Piazza Leandra che potrebbero essere raccontati, ma uno,
quello relativo al 1953, merita di essere ricordato perche evidenzia l'amore
dei Civitavecchiesi per questa antica e nobile tradizione. Quel Venerdì Santo
fu uno dei giorni più piovosi dell’anno, tuttavia in Piazza Leandra, come al
solito, c’era il fermento di tutti i Venerdì di Pasqua. Pioveva e più le
ore passavano più la pioggia scendeva, a momenti anche impetuosa. Nel
pomeriggio era tutto pronto per la Processione; ogni tanto si avvicinava alla
Sacrestia della Chiesa della Stella qualcuno che dava le previsioni del
tempo, le più diverse, ma un fatto restava immutato: pioveva! Intanto si
avvicinava l'ora della Processione e tra i Fratelli del Gonfalone incominciò
a farsi serio il dilemma se farla uscire o no. Il problema principale, ma non
il solo, era quello delle statue che allora erano di cartapesta e con l'acqua
si sarebbero ulteriormente ed irrimediabilmente rovinate. L’opinione
dominante era quella di non fare la Processione, non mancava però chi era
del.parere opposto. Alle 20 il popolo gremiva Piazza Leandra, i musicanti gia
accordavano gli strumenti, tutti sembravano incoraggiati da una momentanea
interruzione della pioggia!... Tutto era pronto per iniziare il corteo,
quand’ecco di nuovo la pioggia. Tra scrosci e pause, i Confratelli decisero
di non fare la Processione. La notizia girò per la Piazza, che lentamente
rimase quasi deserta tra la delusione dei Civitavecchiesi, compresi i
Penitenti ed i Confratelli che avevano preparato tutto con grande impegno e
sacrificio. Verso le 23 finalmente smise di piovere, il vento girò a
tramontana, quasi d’incanto Piazza Leandra si ripopolò ed in fretta e furia
furono fatti uscire i Misteri. Man mano che questi sfilavano, lungo il
percorso, si unì altra gente. La stessa Banda musicale si compose al
completo, i penitenti che non fecero in tempo a raggiungere Piazza Leandra si
accodarono scalzi e ricoperti di tuniche improvvisate. La gente scese in
strada e fece ala al corteo. Tutti pregavano! Anche quell’anno la tradizione
era salva! Bisogna insomma concludere che la Processione del Cristo Morto e
storia, fede, colore, vita, tradizione, partecipazione... E'
Civitavecchia! Giovanni D. De Paolis |
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La manifestazione che caratterizza il Venerdì Santo a Civitavecchia,
denominata Processione del Cristo Morto, ha origini antichissime e per questo
la datazione è piùttosto incerta. Sembra che essa risalga all’889, anno in
cui, tra storia e tradizione, Civitavecchia potrebbe essere nata sulle rovine
della antica Centocelle ad opera di coloro che furono costretti a sfollare
per le invasioni dei Saraceni. Alcuni storici fanno risalire la Processione intorno all’anno mille,
quando si riteneva prossima la fine del mondo, con la denominazione di
Processione degli Incappucciati, per il fatto che vi partecipavano, con i
volti coperti da cappucci, alcuni fedeli scalzi e con le catene ai piedi.
Altri inquadrano questa manifestazione nell’avanzato medio evo. Il frate domenicano J.B.Labat, nel 1710 a Civitavecchia, scriveva che
la sera del Venerdì Santo... |
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