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Spagna
La flotta giunse
a Sanlucar de Barrameda il 5
ottobre 1614.
"La flotta infine arrivò integra, dopo qualche pericolo e alcune
tempeste, al porto di Sanlúcar de Barrameda il quinto giorno di ottobre,
dove il Duca di Medina avvisò Sidonia del loro arrivo. Vennero mandate
delle navi per onorarli e accoglierli, e fece preparare una sontuosa
residenza per alloggiare l'Ambasciatore e i suoi onorevoli uomini." (Scipione Amati "Storia del Regno di Voxu")[1].
"L'ambasciatore giapponese Hasekura Rokuemon, inviato da Joate
Masamune, re di Boju, entrò a Siviglia il giorno di mercoledì 23 di ottobre
del 1614. Era accompagnato da 30 giapponesi con le spade, il loro capitano
della guardia, e 12 arcieri e alabardieri con lance pittate e spade da
cerimonia. Il capitano della guardia era cristiano e fu chiamato Don
Tommaso, il figlio di un martire giapponese" (Biblioteca Capitular Calombina 84-7-19 "Memorias...",
fol.195)[2].
L'ambiasciata
giapponese incontrò il re di Spagna Filippo III a Madrid
il 30
gennaio 1615.
Hasekura consegnò al sovrano una lettera da Date Masamune, e l'offerta di
un trattato. Il re rispose che
avrebbe fatto quello che sarebbe stato in suo potere per venire incontro
alle richieste.
Hasekura fu
battezzato il 17 febbraio dal cappellano
personale del re, e rinominato Felipe Francisco Hasekura.
Francia
Dopo il viaggio
attraverso la Spagna, l'ambasciata salpò nel Mar Mediterraneo a bordo di tre fregate spagnole verso l'Italia.
A causa del cattivo tempo, le navi restarono alla fonda nella baia francese
di Saint
Tropez, dove furono ricevute dalla nobiltà locale, e dove la
loro presenza incontrò per molti aspetti lo stupore della popolazione.
La visita
dell'ambasciata giapponese è registrata nelle cronache della zona come una
delegazione guidata da "Filippo Francesco Faxicura, Ambasciatore
presso il Papa, da Date Masamunni, Re di Woxu in Giappone".
Vennero ricordati
molti dettagli pittoreschi del loro comportamento e del loro aspetto:
"Non toccano mai il cibo con le mani, ma usano due sottili
bacchette che tengono con tre dita".
"Si soffiano il naso in soffici fogli setosi della grandezza di
una mano, che non usano mai due volte, e che quindi buttano per terra dopo
l'uso, e furono deliziati nel vedere che le persone attorno a loro si
precipitavano a raccoglierli".
"Le loro spade tagliano così bene che possono tagliare un sottile
foglio di carta appoggiandovelo sul bordo e soffiandoci sopra."
("Relazioni di Mme de St Troppez", Ottobre 1615, Bibliothèque
Inguimbertine, Carpentras[3]).
Italia
L'ambasciata
giapponese arrivò in Italia, dove riuscirono ad ottenere udienza da Papa
Paolo V a Roma, nel novembre 1615. Hasekura consegnò
al Papa una preziosa lettera decorata d'oro, contenente una formale
richiesta di un trattato commerciale tra Giappone e Messico, oltre che
l'invio di missionari cristiani in Giappone.
Il Papa accettò
senza indugio di disporre l'invio di missionari, ma lasciò la decisione di
un trattato commerciale al Re di Spagna. Il Papa scrisse poi una lettera
per Date Masamune, della quale una copia è a tutt'oggi conservata in Vaticano.
Il Senato di Roma
conferì a Hasekura il titolo onorifico di Cittadino Romano, i un documento
ch'egli successivamente portò in Giappone, e che oggi è ancora visibile e
conservato a Sendai.
Lo scrittore
italiano Scipione Amati, che accompagnò l'ambasceria nel 1615 e nel 1616,
pubblicò a Roma un libro intitolato "Storia del regno di Voxu".
Nel 1616, l'editore
francese Abraham Savgrain pubblicò un resoconto
della visita di Hasekura a Roma: "Récit de l'entrée solemnelle et
remarquable faite à Rome, par Dom Philippe Francois Faxicura"
("Racconto della solenne e notevole entrata fatta a Rome da Don
Filippo Francesco Faxicura").
Seconda visita in Spagna
Per la seconda
volta in Spagna, Hasekura si incontrò col re, che declinò l'offerta di un
trattato commerciale, sul presupposto che l'ambasceria giapponese non
sembrava una delegazione ufficiale del sovrano del giappone Tokugawa
Ieyasu, il quale, al contrario, aveva promulgato un editto nel
gennaio 1614
ordinando l'espulsione di tutti i missionari dal Giappone, e aveva
cominciato la persecuzione della fede cristiana nel Paese.
L'ambasceria
lasciò Siviglia
per il Messico nel giugno 1617 dopo un periodo di due anni in Europa. Alcuni dei
giapponesi restarono in Spagna, più precisamente in un villaggio vicino a
Siviglia (Coria del Río), dove i loro discendenti
oggi sono riconoscibili dall'uso del cognome Japón.
Ritorno in Giappone
Nell'aprile
1618
la San Juan Bautista
giunse nelle Filippine dal Messico,
con Hasekura e Luis Sotelo a bordo. La nave fu acquistata lì dal governo
spagnolo, con l'obiettivo di costruire difese contro gli olandesi. Hasekura
ritornò in Giappone nell'agosto 1620.
Quando Hasekura
fece ritorno in patria, si accorse che il Giappone era cambiato abbastanza
drasticamente: la persecuzione dei cristiani nello sforzo di eradicare il
Cristianesimo dall'arcipelago era in corso dal 1614, e il Giappone tutto
stava muovendosi verso il periodo "Sakoku",
caratterizzato da un imperante isolazionismo.
A causa di queste persecuzioni, gli accordi commerciali col Messico ch'egli
aveva cercato di stabilire furono negati, e gran parte degli sforzi in
questo senso erano stati vani.
Un'analisi storia
successiva mostra che l'ambasciata rappresentata da lui abbia avuto pochi
risultati, anche se sembra che le sue testimonianze sul potere spagnolo e
sui metodi coloniali abbiano accelerato la decisione dello Shogun Tokugawa Hidetada di
cancellare le relazioni commerciali con la Spagna nel 1623, e quelle diplomatiche
nel 1624.
Cosa fu di
Hasekura dopo l'avventura diplomatica è ignoto, e le storie sui suoi ultimi
anni sono numerose. Alcuni sostengono ch'egli abbia abbandonato di sua
volontà il Cristianesimo, altri che difese la sua fede così profondamente
da diventare un martire, e altri che sia rimasto cristiano nell'intimità,
professando la sua fede in segreto. Hasekura morì nel 1622, e la sua tomba è
ancora oggi visibile nel tempio buddista
di Enfukuji (giapponese: 円長山円福寺) nella prefettura di Miyagi.
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