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Carbone, il mea culpa di Magliani

CIVITAVECCHIA – 25 marzo 2003: chi ricorda questa data? Fu quel giorno che il Consiglio comunale di Civitavecchia, con 19 voti favorevoli e 10 contrari, sancì sotto l'egida del sindaco Alessio De Sio il via libera alla riconversione a carbone di Torre Valdaliga Nord. La cronaca, che spesso i cittadini dimenticano, ci ricorda che la maggioranza si ritrovò all'improvviso senza i numeri necessari per approvare la riconversione, (bocciata dalla stessa assise appena un mese e mezzo prima) essendosi smarcati i consiglieri Podda, Fiorentini, De Fazi, Vinaccia e Di Gennaro; in soccorso di De Sio accorsero allora i cinque consiglieri del Gruppo Misto, molto vicini all'attuale sindaco Moscherini , allora Presidente dell'Autorità portuale, tanto da confluire di lì a poco nel movimento l'Arsenale: Franco Grassi, Simone Giganti, Sandro De Paolis, Manrico Coleine (celebre per il suo “decalogo contro il carbone” redatto pochi mesi prima) e Flavio Magliani. Furono i loro voti, di fatto, a garantire il via libera alla riconversione di Tvn e la sopravvivenza politica alla Giunta De Sio. Nessuno di quei 19 consiglieri comunali ha mai rinnegato da quel 25 marzo 2003 quel voto a sostegno alla riconversione, nessuno di loro ha mai riconsiderato criticamente la sua decisione, nessuno di loro ha mai ammesso di aver forse sbagliato. A distanza di sei anni finalmente qualcuno di quei 19 consiglieri rivisita la sua posizione a trova almeno l'onestà intellettuale di ammettere il proprio sbaglio. Si tratta di Flavio Magliani che, alla luce del grido di preoccupazione che si leva dalle imprese impegnate nel cantiere Enel, ammette che le motivazioni con cui aveva motivato il suo sì alla riconversione si sino dimostrate illusorie. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ma comunque, in una città in cui la classe politica pensa spesso di essere infallibile anche davanti all'evidenza dei (mis)fatti, quello di Magliani è un gesto onestamente da apprezzare.
Di seguito la sua nota integrale.

<Quando alcuni anni fa, allora ero consigliere comunale a Civitavecchia, detti il mio assenso alla trasformazione a carbone della centrale ad “olio combustibile” di Torre Valdaliga Nord, lo feci,con estremo travaglio, nella convinzione di dare la mia parte alla missione del “bene comune”. Missione a cui tutti i pubblici amministratori sono chiamati. I presupposti di quel voto erano: il convincimento che la tecnologia e la scienza avrebbero oltretutto garantito il territorio dalla piaga dell’inquinamento; che ci sarebbe stata occupazione stabile per migliaia di lavoratori; che le aziende locali impegnate nel lavoro avrebbero acquisito maggiori livelli di esperienza, capacità di prestazioni, superiore organizzazione aziendale; che una quantità congrua di risorse finanziarie sarebbe stata destinata alla nostra società civile e destinate ad opere produttive. Come pediatra partecipe alla politica presentai un progetto per una ricerca permanente sulla salute dei cittadini da condurre nel corso di alcuni decenni su più generazioni, dal latte materno sino alle età adulte. L’elaborazione del progetto si basava sull’esperienza professionale di cattedratici universitari e medici illustri. A distanza di qualche anno, in questi giorni, leggo sui giornali che i lavoratori impegnati con le loro aziende sono vicini alla disoccupazione e cassa integrazione i primi; in prossimità di crisi le aziende. Le risorse destinate alla società civile, traghettate attraverso il Comune,oltretutto spesso al di fuori del controllo democratico, sono servite non già ad opere di struttura e produttive ma alla copertura della spesa corrente e non serviranno nemmeno a garantire autonomia finanziaria all’atto del versamento dell’ultima rata prevista per il 2011. Il progetto da me presentato è stato accantonato; probabilmente dimenticato nelle spire della volgarità di un baratto fra un sindaco vorace,tutte chiacchiere e distintivo, impegnato più a contenere le controspinte di una coalizione-ammucchiata che non a garantire buongoverno e sviluppo, e la grande azienda Enel sempre pronta a sacrificare i valori morali della società civile sull’altare dei propri interessi. In attesa di attrezzarsi per recuperare gli errori commessi, ognuno per la propria parte ed io per la mia, dobbiamo constatare come chi ha svenduto compiacentemente ai privati le banchine del porto per decenni e decenni continui impunemente a svendere e a sacrificare gli interessi della comunità cittadina. Si tratta,in buona sostanza , sempre ed in ogni caso, di personaggi, come l’attuale sindaco, di aziende ed enti estranei alla città, ai suoi bisogni, tradizioni e cultura>.

Flavio Magliani – direzione del Partito democratico (tratto dal sito www.centumcellae.it)


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